L’anziano del villaggio pareva affranto. Aveva provato a convincere il capo tribù a dargli ascolto, ma egli era stato irremovibile: sembrava chiaro che la minaccia che doveva affrontare a breve fosse più importante della vita di chiunque in quella comunità, almeno per il momento.

Fu allora che Kail provò a sfruttare quell’opportunità, spiegando al vecchio elfo che loro avevano nel loro gruppo qualcuno che sicuramente poteva aiutarlo, che poteva salvare questa persona. Qualcuno che serviva E’li e da lui tenuto in grande considerazione. Fu una conversazione lenta e difficile, perché il vetusto Kagonesti parlava velocemente e in un dialetto che il mezzelfo a malapena riusciva a comprendere. Tuttavia, dopo che Estellen avallò con piacere questa opzione, riuscì nell’impresa e così il gruppo, con il vecchio elfo in testa, lasciò il centro del villaggio e lo stesso Cher – Kal, per dirigersi poco più a nord.

Stuard notò subito che c’erano decine di occhi fissi su di loro. La maggior parte di quegli sguardi erano solo sospinti da genunia curiosità, ma ce n’erano anche alcuni colmi d’odio e di risentimento, che il cavaliere non riusciva ancora a spiegarsi bene. Sicuramente a Daltigoth accadeva qualcosa di orribile per gli elfi, ma avevano raccolto ancora troppo pochi elementi per poter ipotizzare qualcosa di concreto su ciò che avveniva davvero laggiù.

L’anziano Kagonesti condusse i nostri eroi all’interno di una rozza costruzione ricavata da una sequoia, antica e morta, dove due giovani elfi selvaggi stavano vegliando il corpo esanime di un’altra giovane elfa. Lungo il cammino, il Kagonesti sembrava procedere in maniera strana, fermandosi dopo un certo numero di passi e poi riprendendo la solita andatura come nulla fosse. Il gruppo di mise un po’ a capire che si stava muovendo così per esorcizzare chissà quale malasorte. Comunque, nel momento in cui i due Kagonesti notarono che c’era qualcun altro con l’anziano del villaggio, reagirono non bene e Kail dovette presto tirarsi indietro, perché tra di loro iniziò una fittissima e alterata conversazione di cui non riuscì a capire nemmeno una parola.

Il mezzelfo si voltò verso i suoi amici e bisbigliò loro di fare qualche piccolo passo indietro, perché la situazione rischiava di infuocarsi e lui faticava enormemente a seguire quello che si stavano urlando contro. Aric allora decise di intervenire, scegliendo, tra i molti che potevano risolvere la situazione, un incantesimo che gli permettesse perlomeno di intendere quanto quelle persone stessero dicendo. Optò alla fine per una semplice magia di “comprensione dei linguaggi”. Ne aveva a disposizione di ben più potenti e versatili, ma scelse saggiamente per un approccio prudente, mantenendo il più possibile intatta la sua “forza magica”, in vista di un’avventura che non sapeva quando gli avrebbe permesso di riposare e quindi di ristorare appieno il suo potere.

Lo stregone pertanto lasciò sfogare i tre litiganti così da mettere insieme i pezzi della loro discussione. In pratica, due lune fa, al confine settentrionale, la giovane Dor – Kal aveva subito una letale ferita all’addome a causa di uno scontro imprevisto con una banda di orchi predoni. Una delle loro asce munite di punteruolo infatti le aveva bucato l’intestino: danno impossibile da guarire per gli sciamani del villaggio. Essi avevano provato ad usare erbe e invocazioni agli spiriti della foresta, ma evidentemente non erano bastati. Pertanto i due ragazzi, che erano anche i suoi fratelli, stavano lì, al suo capezzale, per non lasciarla sola nel momento del trapasso. Questa era un’usanza molto importante all’interno di quella comunità, che loro in qualche modo avevano interrotto.

Un’altra importante informazione che Aric recuperò da quella violenta conversazione fu che quei tre erano i figli di Cher – Kal!

“Motivo in più per riuscire nell’impresa di salvarla”.

Pensò egoisticamente Kail tra sé.

Eppure sembrava difficile, perché ogni volta che Estellen provava a fare un passo verso il giaciglio ove era sdraiata la giovane elfa, i fratelli le gridavano qualcosa che aveva l’aria di essere un drammatico e deciso “altolà”. Ad un certo punto Stuard decise di accostarsi all’amica, poiché non era affatto sicuro di come sarebbe finita quella vicenda. Meglio essere pronti a tutto.

Estellen guardava con immensa pena la ragazza elfica, che si agitava e si dimenava in preda a spasmi dolorosi e convulsioni violente: la sua fine era davvero molto vicina. Pertanto, se avesse voluto salvarla, doveva farlo ora! Sfruttando la superstizione, insita in questo popolo selvaggio, la portavoce di Paladine si sfilò il guanto che le avvolgeva il braccio e liberò così la luce divina nella stanza, che esplose e si diramò in ogni suo angolo e senza freni.

I tre Kagonesti sgranarono gli occhi a quel miracolo!

Non senza difficoltà Kail era riuscito poco prima a far capire all’anziano elfo che Estellen era una sacerdotessa di E’li, ma era quasi certo che, come la maggior parte della gente su Krynn, nessuno di loro ne avesse mai visto uno all’opera.

La giovane chierica congiunse le mani, invocando il nome di Paladine. Poi afferrò il suo medaglione sacro e lo tenne alto innanzi a sé. Infine pose la sua mano di luce sull’orrenda ferita e l’altra sulla fronte di Dor – Kal, accarezzandola teneramente. Mormorando una breve ma intensa preghiera interiore, aprì dunque gli occhi di scatto e disse con voce ferma:

“Dor – Kal: guarisci e torna tra i vivi!”

Gi elfi probabilmente non capirono ciò che Estellen aveva appena esclamato, ma quando lo strappo che la Kagonesti aveva all’addome iniziò a richiudersi e a non mandare fuori più fiotti di sangue a getto continuo, quasi si prostrarono ai suoi piedi in preda ad incredulità e riverenza. Perfino Aric, che di prodigi in vita sua ne aveva visti tanti, rimase strabiliato dal miracolo appena operato da Estellen. Ella agiva e operava certamente come un antico chierico, ma agli occhi dello stregone lei era anche "qualcos’altro". Qualcosa di ancora più antico e potente, che aveva a che fare con la famosa "Lindaara" di cui aveva tanto sentito parlare. Infatti non aveva mai udito prima di sacerdoti dell’antico culto che avessero un braccio composto interamente di luce divina. Anzi, quasi azzardò l’ipotesi che questo dettaglio, oltre a essere assolutamente fuori dal comune, avrebbe potuto diventare perfino una cosa negativa per Estellen, a lungo andare. Per lei e anche per chi l’accompagnava: i mortali dovevano infatti stare con i mortali, gli esseri divini con gli esseri divini. Questa era la prima legge del creato.

L’anziano del villaggio si inchinò innanzi a lei, ripetendo che era davvero una figlia di E’li, ma la giovane lo tirò subito su e gli sorrise dolcemente. Inoltre non mancò di realizzare una considerazione buffa: i Kagonesti erano molto piccoli di statura e per una volta intuì cosa dovessero pensare Stuard o Ulther di lei, ogni volta che troneggiavano trenta centimetri sopra la sua testa. Afferrandogli le mani, Estellen cercò di comunicargli, grazie anche all’aiuto di Kail, che la giovane elfa sarebbe presto guarita del tutto, ma che doveva rimanere a riposo adesso perché aveva perso molto sangue.

L’anziano Kagonesti sembrava non sapere più come ringraziarla e si presentò finalmente con il nome di Tir – Muth, confermando per l’appunto di essere il saggio del villaggio: un elfo (come tutti gli anziani) tenuto in grande considerazione nella loro comunità. Egli poi volle anche farle conoscere i due giovani virgulti che timidamente si tenevano in disparte, i figli di Cher – Kal: Nes – Kal, il più grande e Dar – Kal, il mezzano. Estellen sorrise loro benevolmente, ma i due giovani elfi tatuati, dopo un breve momento d’imbarazzo, volsero la loro attenzione alla sorella, incredibilmente riportata tra i vivi, dalla volontà di E’li e da quella donna umana dai capelli rossi e gli occhi turchesi.

Kail provò ad aggiungere qualche commento a margine, insistendo sul fatto che la loro missione era prioritaria e che forse adesso, avendo salvato la figlia del capo, Cher – Kal avrebbe concesso loro un piccolo aiuto per attraversare la foresta senza rischiare di perdersi o incappare in qualche orco razziatore. Tir – Muth allora disse queste parole, che Aric tradusse istantaneamente:

“Cher – Kal si è troppo indurito con gli anni. Ha dimenticato amore e compassione, ma i suoi figli ora hanno un debito con voi. Se lo vorrete, vi aiuteranno nella vostra missione…”

Il mezzelfo assentì entusiasta: dovevano raggiungere assolutamente Daltigoth quanto prima e il loro aiuto sarebbe stato più che ben accetto.

Di nuovo, come Kail pronunciò senza pensarci il nome di quella maledetta città, l’anziano elfo selvaggio premette istintivamente la mano sul cuore e si sfregò con forza la punta delle orecchie. Inoltre cambiò letteralmente atteggiamento, entrando quasi nel panico. O forse più in un "terrore angosciato".

“Kuruk – Shiriki, Kuruk – Shiriki…”

Sibilò atterrito ed impaurito, mentre prendeva ad allontanarsi dalla compagnia.

Il gruppo si guardò per un breve momento negli occhi: adesso tutti erano assolutamente certi che Daltigoth rappresentava un argomento davvero scottante, uno di quelli che aveva il potere di creare una certa ansia anche nei più maturi membri di questa comunità. Inoltre cosa voleva significare “Kuruk – Shiriki”?

Kail girò la domanda ad Aric, che però non riusciva a capire nemmeno con l’incantesimo attivo cosa significassero quelle parole, pertanto ne dedusse che o si trattava di un qualche scongiuro di sorta, oppure erano nomi propri e quindi intraducibili.

Stuard suggerì di spostarsi di lì: troppi curiosi si stavano ammassando davanti a quella sequoia e sarebbe stato più che possibile incrociare qualche facinoroso, in un momento così difficile e delicato in cui si trovava quel villaggio. Kail annuì, indicando ancora una volta Cher – Kal, che li stava osservando poco più avanti. Probabilmente attratto dal baccano generato dal prodigio operato da Estellen, il capo villaggio decise di andare loro incontro e, dal piglio che aveva, sembrava non avesse intenzioni molto amichevoli.

Tuttavia egli dovette dapprima rallentare il passo, poi fermarsi del tutto. Quando infatti tutti e tre i suoi figli fecero capolino dall’improvvisato capezzale, ove la più giovane era stata portata a morire, anche un elfo duro e burbero come lui dovette cedere le armi alle emozioni e alla gioia di vedere la sua bambina ancora tra i vivi.

Tir – Muth era sparito dalla circolazione, ma era chiaro che ancora una volta aveva agito con saggezza affidando la vita di Dor – Kal a quelle persone e adesso lui, come suo padre, era vincolato da un debito, da un tributo nei loro confronti, che non poteva esimersi dal dover pagare. Attese dunque che i suoi due figli più grandi, che sorreggevano la sorella più piccola, lo raggiungessero, mentre la compagnia timidamente li aveva affiancati in silenzio.

Cher – Kal ringraziò Estellen per l’incredibile miracolo di aver riportato lo spirito di Dor – Kal nel villaggio, rimettendolo nel suo corpo, ribadendo però che la situazione per “Sun” rimaneva comunque drammatica e che non avrebbe potuto togliere nessun guerriero dal villaggio per perorare la loro causa. Non ora. Non in quel momento. Però aggiunse che esisteva una soluzione.

Aric poté confermare a tutti che in effetti dovevano partire subito: un grande pericolo era stato annunciato da Moloch e il demone temeva ben poche cose su questo ed altri piani di esistenza. Rammentando bene che Feal – Thas aveva inviato alcuni draghi a Daltigoth, affidandoli al comando di Stormogre in cambio della sua lealtà in guerra, Stuard intuì che questa volta qualche drago bianco, metamorfizzato in forma umanoide, poteva aver accompagnato i razziatori. Questo avrebbe spiegato l’apprensione della creatura vincolata nella staffa di Aric e bastava ed avanzava per giustificare che bisognava andarsene in fretta.

Non prima però di aver capito cosa significasse a formula che recitava: “Kuruk – Shiriki”, che aveva letteralmente terrorizzato l’anziano del villaggio!