La compagnia si destreggiò con la scala di corda alla bene in meglio, riuscendo con grande sforzo, Kail a parte, a mettere finalmente i piedi sulla solida terra. Ora si potevano concentrare su come procedere oltre Silvamori, attraverso la foresta dei Kagonesti, fino a Daltigoth: da quanto tutti dicevano, una città enigmatica e molto pericolosa.
Alle spalle si erano appena lasciati molte più domande che risposte, ma qualcosa in più erano riusciti a capire riguardo la famiglia di Kail. Avevano verificato che era stata maledetta e, attraverso Demetrius, costantemente controllata dall’occhio attento e vigile del dragone verde. Sapevano che Eyne Londelle non era una semplice strega come tutti sostenevano, ma che, al di la delle semplici e banali superstizioni, era un’elfa dai talenti decisamente unici e “particolari”. Talmente “particolari” da aver catturato l’ossessiva attenzione del grande Wyrm, che pareva avesse voluto solo lei come partner per concepire suo figlio. Figlio che era stato poi da lui strappato dal grembo della madre e connesso in maniera indissolubile a suo nonno attraverso un terribile vincolo di qualche oscuro ed arcano tipo, che collegava l’uno all’altro in maniera unica.
Avevano poi scoperto che il diario della madre di Kail era stato contraffatto, almeno secondo il parere di Arielle, probabilmente per depistare qualcuno, forse Estellen o forse la stessa Eyne e il suo medaglione maledetto, il punto non era chiaro. Inoltre avevano vissuto la conclusione “dell’inganno di Cyan Bloodbane”, dove, in un messaggio diretto a Takhisis, aveva testualmente dichiarato che la sua prossima “apostola era stata informata” e che “l’inganno era pronto”. Tutto questo, dopo che “Padre Caos” sarebbe giunto in qualche modo ignoto su Krynn per fare qualcosa di molto, molto sbagliato. Infine, era presumibile credere che, in questo “enorme sbaglio”, avrebbe avuto un ruolo centrale suo figlio mezzosangue.
Comunque sia, il disegno complessivo dell'enorme puzzle non poteva essere per loro del tutto evidente (mancavano dei pezzi troppo grandi), ma una cosa avevano avuto la sensazione di intuire molto bene: l’astuto e potente dragone verde non aveva previsto la presenza di Aric e del suo demoniaco bastone in questa parte di scenario e questo aveva mandato in malora i suoi piani. Almeno lo aveva fatto in parte.
Ora però non c’era più tempo per stabilire se si poteva fare qualcosa in più o di diverso per la famiglia Londelle. Se fosse stato preferibile esorcizzare Demetrius o meno, per esempio. Adesso bisognava accantonare questa esperienza problematica e pensare alla prossima.
Non avevano ancora un piano definito per superare Daltigoth, erano profondamente in ritardo sulla tabella di marcia e avevano appena “dato buca” ad Eiliana. Quando infatti raggiunsero il posto di guardia, Kirin li intercettò, asserendo che sua sorella li aveva aspettati per un paio d’ore, poi aveva deciso di dedicarsi ad altro, visto che questa operazione doveva richiedere segretezza e buon senso. Kirin fissò dunque un nuovo appuntamento con i nostri eroi all’alba del giorno dopo, sempre davanti al posto di guardia. Kail ringraziò e si scusò con il fratello di Eiliana. Poi tornarono tutti indietro nella casa di sua nonna, chiedendo asilo per la notte.
Arielle fu contenta di offrire un pasto caldo e ospitalità a suo nipote e ai suoi compagni e dunque Kail ne approfittò per passare dell’altro tempo con la sua anziana parente e ad accudire suo nonno, che nel frattempo pareva essersi chetato. L’indomani, alle prime luci dell’alba, nuovamente il gruppo ringraziò la gentilezza dei Londelle e si diresse spedito al posto di guardia.
Eiliana era già di fuori e portava un bieco cipiglio sul volto.
“Eccovi qui, finalmente. Valdore ci aspetterà alla porta meridionale. Dovremo inventarci qualcosa per passare i controlli, ma intanto usciamo di qui il più velocemente possibile: ho una brutta sensazione a riguardo!”
Esordì sbrigativa la nobile silvana. Tuttavia, prima che la compagnia potesse seguirla, probabilmente in direzione del villaggio Kagonesti di Rain che era il più vicino a Silvamori, suo fratello ed alcune guardie li circondarono.
Fratello e sorella si guardarono intensamente, anche se pareva più uno sguardo complice piuttosto che belligerante, ma su questo Kail non poteva mettere la mano sul fuoco. Kirin si limitò ad indicare l’entrata del posto di guardia, dove Quinath e i suoi due “Wardancer”, già visti dalla compagnia a “Whitestone”, aspettavano evidentemente di capire cosa stesse succedendo lì fuori.
La cosa che sembrò subito chiara a Stuard era che la presenza in quel posto di un “damerino” come Quinath, già desto alle prime luci dell’alba, non lasciava presagire nulla di buono per loro. Quel tizio spocchioso e arrogante era lì per un motivo preciso e il cavaliere immaginava molto bene quale potesse essere.
Eiliana allargò le braccia e domandò all’ambasciatore il perché di questo oltraggio. Erano forse suoi prigionieri adesso? Che cosa avevano fatto di male per meritarsi addirittura di essere circondati da guardie armate? Ovviamente Quinath, mettendo le mani avanti, cercò di stemperare la tensione, affermando che nessuno era prigioniero e che i suoi amici potevano andare via da Silvamori come uomini liberi in qualunque momento avessero voluto. Tuttavia lei sarebbe rimasta in città.
Eiliana strabuzzò gli occhi. Sbraitò e sbracciò come era suo solito, ma senza ottenere granché come risultato. Ogni tanto incrociava lo sguardo con suo fratello, che rimaneva particolarmente calmo, quasi rilassato. Nessuno comunque osava muovere un dito contro di lei, nonostante le sue parole fossero parecchio velenose, addirittura oltraggiose nei confronti del suo influente interlocutore. Era chiaro che la giovane elfa ne stava approfittando per togliersi parecchi sassolini fastidiosi dalle scarpe.
“Non posso permettere che la cugina della mia promessa sposa rischi la sua vita in questo modo e per affari che non riguardano il suo popolo. Se le capitasse qualcosa, Alhana non me lo perdonerebbe mai e io desidero convolare a nozze con lei sopra ogni altra cosa. Spero che un giorno mi capirete, giovane Eiliana…”
Sentenziò l’ambasciatore, voltandosi di scatto e dando le spalle senza preavviso a tutti, con uno svolazzamento generale di vesti sfarzose e dai colori decisamente sgargianti.
Tuttavia Eiliana non aveva intenzione di mollare l’osso, provando ad opporsi a quella decisione così stupida perfino rincorrendolo, ma i “Wardancer” le tagliarono ad un certo punto la strada, frapponendosi con aria minacciosa tra lei e Quinath. Fortunatamente l’ambasciatore fu lesto a voltarsi e a richiamare a sé i suoi segugi, prima che la spada di Kail potesse inavvertitamente tagliare qualche gola, ma dall’atteggiamento successivo di Eiliana, tutti compresero molto bene che non era nel sangue che doveva finire quella giornata.
Meglio fermarsi finché si era in tempo.
La cosa che sembrava strana però era che Kirin pareva davvero essere d’accordo con Quinath, acconsentendo a questa soluzione. A dire il vero anche il mezzelfo pareva sollevato dalla svolta che aveva preso quella situazione, tuttavia conosceva bene Eiliana e lei era troppo cocciuta per accettare una sconfitta in un modo così dimesso. La nobile elfa invece abbassò la testa innanzi all’ambasciatore, che sorrise per la sua piccola vittoria. In quel momento tutti i componenti del gruppo, ad accezione di Aric, furono seriamente tentati di rivelare all’elfo, che ancora ridacchiava, che il cuore di Alhana in realtà apparteneva ad un altro. Un essere umano per giunta. Chissà se avesse continuato a ridere.
Eiliana, in maniera quasi studiata, rialzò poi fieramente gli occhi, chiedendo almeno il permesso di poter dire un’ultima parola agli avventurieri. L’ambasciatore annuì, benevolo, ma indicò ad un “Wardancer” di non lasciare sola quella donna nemmeno per un minuto. Eiliana si avvicinò a Kail e bisbigliò tra i denti:
“Non è il caso creare un pericoloso precedente adesso. Il nostro popolo si sta appena riprendendo e non intendo creare altre tensioni. Volevo dirti, Kail, che tua nonna voleva salutarti prima di partire. Sono passata a salutarla prima e mi ha domandato di poterle esaudire questo desiderio. Faresti bene dunque ad andare da lei. Noi ci rivedremo presto, mio amato.”
I due si abbracciarono e si baciarono teneramente, poi lei si allontanò, portandosi dietro uno dei guerrieri più letali delle forze militari silvane. Il “Wardancer” non l’avrebbe mai lasciata, l’avrebbe seguita e se necessario protetta, sempre, finché Quinath l’avesse richiamato a sé. Questo facevano questi straordinari guerrieri.
Il gruppo si radunò nel cortile antistante il posto di guardia. Anche Kirin era sparito. Erano soli adesso.
Fu chiaro a tutti che Eiliana avesse mentito prima riguardo Arielle: non poteva averla incontrata davvero perché loro erano stati tutta la notte ospiti a casa sua. Aveva dunque qualcosa in mente, ma cosa?
“Meglio assecondare il suo piano, qualunque esso sia…”
Sussurrò brevemente Kail, mentre riprendeva la testa del gruppo.
Quando raggiunsero nuovamente casa di Arielle e Demetrius, l’anziana elfa aveva messo fuori dalla sua casa tutti i dipinti del marito, raccolti in blocchi da dodici, in anni di permanenza a Silvamori. Disse che se ne sarebbe disfatta quanto prima, che Demetrius giaceva ancora catatonico e che la nobile Eiliana non aveva lasciato detto alcunché circa il loro imminente viaggio attraverso la foresta.
Kail non riusciva proprio a rendersi conto, a quel punto, cosa dovessero fare.
Se Eiliana non avesse pensato infatti ad una via d’uscita alternativa, come avrebbero fatto ad arrivare al villaggio di Rain, da soli e senza una guida e un garante?
Sporgendosi un poco di più dalla balconata, notò però Kirin che da sotto gli faceva segno di andare da lui subito. La compagnia intera seguì immediatamente il suo consiglio e lo raggiunse in un vicolo buio della città – campo.
“Devo essere veloce, per cui ve lo dirò senza giri di parole: vi metterò sulla strada giusta, ma non potrò accompagnarvi a destinazione. Quinath si insospettirebbe se non mi vedesse più in città. Tuttavia mia sorella immaginava che potesse verificarsi questa possibilità, per questo mia ha chiesto di mettere in pratica il “piano b”.”
Kail sorrise a quelle parole. Era certo che quella donna fantastica avesse qualcosa in mente: non li avrebbe mai mandati allo sbaraglio senza un piano.
Già, un piano. Lei sicuramente uno ce l’aveva, ma lui? Ma loro?